La Harley-Davidson WLA è una moto che ha contribuito a scrivere una parte della storia contemporanea del mondo intero. La WLA è riuscita a mantenere il suo grande impegno in quella che è stata considerata una tra le guerre più sanguinose della storia.

La storia

1942 Harley-Davidson WLA PLa Harley-Davidson WLA chiamata anche “Liberator” è stata una storica motocicletta prodotta dalla famosissima azienda statunitense Harley-Davidson appositamente creata per essere impegnata durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu William Harley direttamente a supervisionare questa straordinaria moto. L’intento di Harley era di vincere la strenua concorrenza della Indian per le forniture militari. L’impegno della società a stelle e strisce fu tale da avere una particolare menzione da parte delle forze armate statunitensi alla fine del conflitto. La Harley-Davidson garantì, per tutto l’arco della guerra, una grande produzione. Alla fine della stessa ne furono prodotte quasi ottantamila esemplari. Ma questo particolare modello fu adoperato non solo dall’esercito degli Stati Uniti d’America ma anche da quello Canadese e dall’Armata Rossa.

La Liberator deriva direttamente dal modello civile chiamato D, per contrastare la concorrenza della Indian, la WLA fu equipaggiata con un motore Flathead fornito di valvole laterali. Nel 1937 la D ebbe un nuovo nome: W. La gamma W si componeva di tre modelli: la WL con il motore con un maggiore rapporto di compressione, la WS versione sidecar, la WLD con un altissimo rapporto di compressione ed il WLDR un modello da competizione. Dalla WL civile derivò la famosa WLA (dove la A stava per esercito, Army in inglese).

Harley Davidson WLA The Liberator War MotorcyclesLa WLA venne prodotta inizialmente in pochi esemplari nel 1940, ma ben presto il governo americano chiese di aumentare alla casa di Milwaukee di aumentare il ritmo: entro la fine del conflitto ne sarebbero stati consegnati ben 90.000 esemplari, di cui buona parte avrebbe seguito le sorti della guerra e sarebbe rimasta in Europa, impantanata nella foresta delle Ardenne o dimenticata in qualche fienile dell'URSS (gli USA, tra gli altri aiuti, inviarono a Stalin anche 30.000 motociclette).

La moto veniva utilizzata da tutte le forze armate USA (non solo esercito ma anche Marina e Aeronautica) per gli scopi più svariati: polizia militare, pattugliamento, esplorazione, posto radio mobile, anche se quasi mai venne utilizzata come mezzo da combattimento.


Le motorizzazioni

La Harley-Davidson WLA fu equipaggiata con un motore Flathead con una cilindrata di 740 centimetri cubici. Questo motore aveva le valvole laterali con le teste in ghisa leggera stesso materiale dei cilindri. Questo motore si dimostrò molto semplice da adoperare e da manutenere. Con ogni moto veniva consegnato un manuale d’istruzione di modo che potesse essere sistemata molto facilmente. Questa moto consumava un solo litro di benzina ogni quindici chilometri ma era troppo poco potente e quindi fu modificata con un motore da 1200 centimetri cubici.


Gli optional bellici

Questa versione subì numerosi ritocchi messi a punto proprio per il suo impegno bellico. Sono presenti, infatti, il paragambe, il portapacchi posteriore super resistente, le borse laterali, una custodia apposita per il Thompson, il fucile in dotazione all’esercito statunitense, ed un apposito alloggiamento per le munizioni. I parafanghi di serie furono sostituiti con un modello che potesse scaricare il fango in fuoristrada. Sotto al motore fu inserita una piastra protettiva per farla scivolare sugli ostacoli. Il faro fu abbassato e inserito sul parafango anteriore.


Le WLA e il mondo Biker

Alla fine della seconda guerra mondiale, i reduci di guerra, tornati in patria per una ragione o per l'altra, o semplicemente perchè non riuscivano ad accettare il ritorno alla società, cominciarono a radunarsi fra loro.

In contemporanea l'esercito americano metteva in vendita molte delle proprie motociclette, le leggendarie Harley-Davidson WLA. Sia per il prezzo accessibile sia per l'affidabilità attestata durante la guerra, sia per il fatto che le conoscevano come le proprie tasche, molti di quei reduci l'acquistarono.

Cominciarono quindi a formarsi veri e propi gruppi motorizzati che passavano la maggior parte del tempo viaggiando, bevendo, facendo risse e vivendo al limite del legale. Senza soldi, spesso emarginati, tanti di questi giovani tornati dalla guerra si riuniscono e fondano le prime bande motociclistiche e i primi gruppi MC, tra cui gli Hells Angels.

Nasce al contempo la cultura di customizzare queste moto, nasce la Custom Culture.

Cominciamo a parlare di chopper e di bobber, che è lo stile che “toglie” per eccellenza. I termini derivano dal verbo "to chop" e “to bob”, che venivano utilizzati per indicare l’operazione di tagliare, sfoltire (spesso inerente al taglio dei capelli a spazzola).  

Giubbotti di pelle da aviatore (Avirex, chiodo), pantaloni di tela chinos o jeans e stivaloni erano la fiera esibizione della propria storia, del proprio rifiuto dei valori di una società fortemente conservatrice come quella americana dell’epoca e i segni dell’appartenenza a questi gruppi che avevano la moto al centro del proprio stile di vita.

Hollister California Cycles Brigadoon 1947 July 21 Life MagazineLe WLA 750 sul mercato venivano acquistate e spogliate per essere più leggere e veloci, sia su strada che per le corse legali e illegali. Qui nasce uno stile fatto di telai rigidi a vista, codini tagliati e parti di carrozzeria forate.

Parola d’ordine: alleggerire e rendere più veloci le moto che per pochi soldi si trovavano sul mercato. Moto vecchie e minimali. Avete presente come disegnerebbe una moto un bambino? Ecco: l’estetica dell’assenza e dell’essenza.

Poi dal mondo delle corse di quei tempi lo stile eredita altri segni distintivi come le bende sui collettori, per aumentare le performance mantenendo più caldi i gas esausti e la X di scotch nero sul faro anteriore, per non disperdere in pista i vetri in caso di incidente. Insomma, lo stile bobber evoca l’epoca dei pan-head anni ’50, della brillantina, delle gang di motociclisti fuorilegge (1%er) e del rock’n’roll.

Un paio di riferimenti estetici?

La famosa foto scattata a Hollister nel ’47 al panzone sbronzo durante quei giorni in cui 4000 motociclisti fecero “la madre di tutte le baldorie” in una tranquilla cittadina californiana (che addirittura non risulta fosse membro di alcun Club ma solo un beone locale fatto mettere in posa per uno scatto sensazionalistico..), facendo prima conoscere a tutti gli americani chi fossero le gang motociclistiche e ispirando poi un film fondamentale nella cultura biker come Il Selvaggio con Marlon Brando.