il fascino BikerQuello che proveremo a fare ora è descrivere ciò che abbiamo imparato su questo strano mondo delle due ruote di cui facciamo parte, pieno di libertà, costrizioni, regole, simboli, gruppi, bande ed associazioni... di un gran minestrone con aspetti che a volte vanno al di là di ciò che sembra all'apparenza e che molti dal di fuori ignorano.

Iniziamo innanzitutto col distinguere le varie categorie di motociclisti.

Ci sono i possessori di motoveicoli (che sono la maggioranza), ovvero tutti coloro che hanno una moto quasi per caso o per moda o perchè è utile a schivare il traffico (ovviamente solo se il termometro segna oltre i 20°...) che non andremo qui a descrivere, e poi ci sono i motociclisti, ovvero tutti quelli che provano piacere e passione a stare sulle due ruote, quelli che vivono la moto e tutto ciò che è il suo mondo.

Generalmente nel mondo mototuristico c'è la tendenza a girare da soli o in piccoli gruppi senza sentire il bisogno di unirsi in associazioni o club.

Molti invece si costituiscono in associazioni oppure si iscrivono ad associazioni già esistenti (come ad es. la famosa American Motorcyclist Association, la più grande associazione di motociclisti d'America).

FMI - Federazione Motociclistica ItalianaIn Italia esiste la FMI, ovvero la Federazione Motociclistica Italiana, che gestisce sia il semplice socio che aderisce ad un gruppo (motoclub) esistente, sia il motoclub iscritto regolarmente alla federazione nazionale.

Questi gruppi non hanno regole o limitazioni per quel che riguarda loghi del motoclub. Possono essere riportati su magliette, giacche, gadget o quant'altro, a patto che non siano cuciti sulla schiena e che non riportino simboli appartenenti ad altri club.

Questo genere di gruppi sono regolati da statuti o regolamenti nazionali, come ad esempio (in Italia) dallo Statuto FMI o dal Regolamento Bikers FMI.

Lo stesso vale anche per tutti quelli che girano assieme come gruppi di amici con tanto di nome e logo, ma che restano comunque al di fuori del "mondo Biker".

Nota bene: lo statuto di questo tipo di federazioni o associazioni ha carattere nazionale. Cosa ben diversa è invece il fenomeno internazionale, avente quindi un carattere globale, di cui parleremo.

Per "mondo Biker" si intende non soltanto tutto quello che gira attorno ai motoraduni, alle moto custom ed al mito delle Harley-Davidson. Il Biker è chiaramente un motociclista, ma vive la propria esperienza in un modo più estremo. Il Biker non smette di esserlo la domenica sera.

 

Life on Two Wheels

Essere un Biker è una forma mentis, è uno stile di vita. E appartenere al mondo Biker significa rispettare una sorta di "Codice d'Onore" che ci riporta a vecchie tradizioni: essergli fedele, onorarlo e tramandarlo.

È una vita su Due Ruote, una vita On The Road, che segue una filosofia basata sulla fratellanza, lo spirito di corpo che unisce i membri dello stesso Club e l’orgoglio di indossare i Colori del Club.

"Honor, Loyalty, Respect" (Onore, Lealtà, Rispetto) sono il Biker's Code, quei valori del mondo Biker Old School, quei valori che non si possono certo ottenere con una tessera di iscrizione.

In questo mondo ci sono tante regole di convivenza; regole non scritte, a volte anche per taluni eccessive, ma talmente radicate che possono portare a scontri sia verbali che "corporali". È un mondo che appartiene soprattutto ai Motorcycle Club.

 

[...la grossa differenza che contribuì alla longevità fu darsi e imporre ferree regole per mantenere ordinato il Club, selezionando gli uomini sulla fedeltà assoluta, l'abilità nel condurre le moto, il senso di fratellanza e lo spirito di sacrificio.]

 

Facciamo quindi un po' di chiarezza. Vediamo di capire la differenza tra un motociclista ed un Biker, tra un associato FMI ed il membro di un MC, tra un motoclub ed un Motorcycle Club...

Dopo questa prima premessa, cominciamo con il distinguere le "classi sociali" e le "gerarchie" nel mondo Biker. Molti nomi sono in inglese, anche perchè siamo una "conseguenza" del movimento Biker americano:

  • FREE, o free-bikers, sono tutti quelli appena approdati al mondo biker, o chi per scelta non vuole legami o limitazioni derivanti da gruppi o altro. Girano tranquillamente dove vogliono e sono, come dice la parola, liberi.
  • FREE GROUP, sono gruppi di motociclisti che si distinguono con un nome, ma che non appartengono ad associazioni o che non sono "filiali" di gruppi più grossi. Generalmente non hanno segni distintivi come patch o scritte.
  • RIDING GROUP, come ad es. l'HOG, o Harley Owners Group, che raccoglie come associazione tutti i proprietari di Harley-Davidson che chiedano di farne parte (gli HOG fanno capo alla concessionaria di zona e usano patches a due pezzi sulla schiena) o la IIRA, o Iron Indian Riders Association, associazione dei proprietari di motociclette Indian (che portano una patch unica sulla schiena).
  • PATCH GROUP o MOTOR GROUP, sono gruppi che si distinguono dalla patch con il simbolo ed il nome del gruppo; generalmente viene cucita sul gilet, davanti sul lato sinistro (lato del cuore). Alcuni di essi portano anche una patch unica sulla schiena. Per lo più sono gruppi autorizzati dall'MC di zona, o sono gruppi ormai storici ai quali nessuno dice più nulla.
  • SUPPORTER, sono tutti quei singoli free-bikers che però si "schierano" apertamente dalla parte di un MC. Possono portare le classiche patch supporter di un MC ma devono sapere che non sono ben accette a tutti i raduni. Il Supporter non fa parte di alcun gruppo o club.
  • SUPPORTER CLUB o PATCH CLUB, sono praticamente dei gruppi affiliati ufficialmente ad un MC e ne portano le relative supporter patch sul davanti del gilet (lato destro); talvolta sono autorizzati a portare le loro patch (o Colori) anche sulla schiena, a pezzo unico.
  • MC infine, è la sigla americana (che si pronuncia em-sì) sinonimo di Motorcycle Club (nulla a che fare con motoclub...). Con la sigla MC si identificano tutti quei Club che si distinguono dalle "Tre Pezze" (i Colori, Back Colors, 3 Piece Patches o semplicemente Pezze) che portano cucite sul retro del gilet.
    Gli MC sono il vertice della gerarchia Bikers. Sono organizzati in sezioni, dette Chapters (o Charters), le loro sedi sul territorio e sono dotati di una struttura gerarchica verticistica, di derivazione militare. I Chapters, generalmente, si riferiscono tutti ad un Mother Chapter. Le sedi fisiche delle sezioni sono dette Clubhouse, la casa del Club, dove si tengono le riunioni e si organizzano tutte le attività del Club.

    I membri di un MC stringono rapporti di rispetto e fratellanza, lo spirito di corpo che unisce i membri dello stesso Club e l'orgoglio di indossare i propri Colori. Una sorta di "famiglia allargata" che fa della vita su due ruote un "way of life". Questa fratellanza è definita Biker Brotherhood.
    Di questa categoria fanno parte anche (anzi, soprattutto...) quegli MC distinti dal simbolo 1% (MC Onepercenters).

    Creare un nuovo MC (usanza più diffusa negli States che in Europa) è praticamente impossibile. La procedura per creare un MC è molto lunga e richiede costanza, perseveranza e pazienza. E una buona dose di "palle".
    Bisogna prima di tutto individuare l'MC di rilevanza sulla zona (il dominant MC) e presentare loro il proprio progetto. Di solito si tratta di una sezione locale dei Big Four e cioè di uno dei quattro più grandi MC del mondo, nati tutti tra gli anni '50 e '60 negli Stati Uniti e oggi presenti quasi in tutto il mondo: Hells Angels dalla California, Outlaws dall’Illinois, Bandidos dal Texas e Pagan's dalla East Coast. I primi tre sono presenti anche in Italia con sezioni più o meno grandi e tra loro non corre buon sangue.

Motorcycle Club patches (back-colors)

 

Capitolo separato, invece, meritano gli MC delle forze dell'ordine: gli LEMC, Law Enforcement Motorcycle Club, ovvero club formati solo da membri appartenenti a forze dell'ordine (Esercito, Polizia, Carabinieri, etc.). Portano i colori sulla schiena come gli MC e hanno come colori primari il bianco e l'azzurro.

Gli LEMC non sono 1%ers, in quanto regolati per loro natura dalla "Rule of Law" di uno Stato di diritto e si considerano, di conseguenza, 99%ers. Manco a dirlo, quindi, sono degli MC "a gestione autonoma"...

Law Enforcement Motorcycle Club LE MC

 

Per spiegare un po' il perchè di tutte queste classi bisogna che si faccia un breve ripasso della storia motociclista americana e del come e perchè sono nati gli MC e l'1%.

Gli Onepercenters sono motociclisti (o meglio Bikers) che vivono una vita on the road, seguendo una filosofia basata sulla fratellanza (brotherhood), lo spirito di corpo che unisce i membri dello stesso Club, e l'orgoglio di indossare i Colori (o Back Patch) di un Motorcycle Club.

Le origini del nome "Onepercenters" derivano da un fatto realmente successo nella cittadina di Hollister, California (USA), nel weekend del 4 luglio 1947, dove tradizionalmente si organizzava una festa con un motoraduno, gestito dall'AMA.

Durante la festa alcuni gruppi di motociclisti ubriachi incominciarono a fare gare per le strade e a creare casini e risse, spaventando così gli abitanti della piccola cittadina.

In breve le risse e i disordini coinvolsero gran parte dei motociclisti, ormai quasi tutti in preda all'alcool. Solo un intervento massiccio di forze di polizia riuscì a riportare ordine nel piccolo paese, al tempo abitato da famiglie borghesi e puritane.

La stampa diede ampio spazio all'avvenimento tanto da indurre l'AMA a diffondere una dichiarazione ufficiale in proposito. Nel testo dell'articolo pubblicato sulla propria rivista, l'AMA affermava che il 99% dei motociclisti erano brave persone che rispettavano la legge, mentre solo l'1% di essi erano dei poco di buono.

Original Onepercenter MC patchA quel punto molti membri di club, stufi del perbenismo e della noiosa gestione delle manifestazioni motociclistiche da parte dell'AMA, iniziarono a fregiarsi di una piccola patch che riportava un "1%", e a dichiararsi per l'appunto "Onepercenters", e cioè a riconoscersi proprio in quella percentuale di facinorosi da cui l'Associazione Motociclistica AMA si dissociava e voleva prendere le distanze.

Nacque così una sorta di gigantesca e compatta unione dei suddetti club in opposizione all'AMA, e da qui la nascita del nome "Onepercenters", sinonimo di outlaw.

È corretto, a questo punto, fare anche ulteriore chiarezza sul termine "outlaw" che letteralmente significherebbe "fuorilegge", ma che in questo contesto significa più precisamente "disallineato" rispetto alle regole dell'AMA, piuttosto che "delinquente".

 

Harley-Davidson, Storia e mito

[...dopo i problemi che si svolsero a Hollister nel 1947 (di cui parla anche il film di Stanley Kramer nel 1954 con Marlon Brando, The Wild - Il Selvaggio) visto che grazie ad un articolo della rivista Life fu messa in cattiva luce la faccia dei Bikers, l'AMA per evitare linciaggi fece una dichiarazione pubblica che affermava: "Il 99 per cento dei motociclisti sono piloti educati e rispettosi del codice" e perciò i motociclisti con una cattiva reputazione erano solo l'1% di tutti i motociclisti.

 

Pubblicamente stigmatizzati e bollati come nemici nazionali i motociclisti si ribellarono a questo ingiusto trattamento nacque il simbolo 1% attorno al quale nacquero bande di bikers fuorilegge...]

 

Tratto dal libro Harley-Davidson, Storia e Mito di Oluf F. Zierl, Dieter Rebmann, 2001

 

 

È corretto altresì completare la voce con alcuni dettagli anche a proposito della "Back Patch" (anche chiamata "Back Colors" o semplicemente "Colori"), ovverosia la pezza che si cuce sulla schiena dei gilet dei motociclisti che appartengono ad un MC. La tipica forma della suddetta pezza ha le stesse origini del nome "one percenters", e cioè risale ai fatti di Hollister.

Dopo l'editto seguente ai disordini del week end del 4 luglio 1947, e alla nascita di alcuni Club Onepercenters, l'AMA tendeva ad isolare i facinorosi che si fregiavano dello stemma dell'1% sul petto, ma in realtà anche questi ultimi non ci tenevano ad essere confusi con i Riding Clubs o i Motorcycle Clubs "borghesi" ancora affiliati all'AMA.

In quegli anni infatti, tutti i club affiliati all'AMA usavano portare anche loro una "back patch" sulla schiena, la cui forma era assolutamente libera e piuttosto simile ad un logo unico, con l'indicazione del nome del club, il logo vero e proprio e la località di provenienza, scritti senza particolari regole.

Due righe ancora (doverose) sulla nascita della patch con il numero 13.

Ci sono un sacco di storie e incomprensioni riguardo alla patch a rombo con il "13". Se chiedi a 10 diversi bikers cosa significa la patch, otterrai 10 risposte diverse. Alcuni diranno che sta per la tredicesima lettera dell'alfabeto "M" che sta per moto o marijuana, o addirittura metanfetamina. Alcuni diranno che significa "Twelve juror, one judge", ovverosia "Solo 12 giurati e 1 giudice possono giudicarmi" (nel sistema giuridico americano).

Ma perché questa patch è così diffusa e ha tutti questi diversi significati? Ci deve essere qualcosa di più.

Diamo un'occhiata alla cronologia di questa patch. Un membro di uno di questi primi MC "Outlaw", ha riferito quanto segue.

Southern California Outlaw Federation Top 13 trophy 1939All'inizio degli anni '30 AMA stava tentando di dominare la scena delle gare di motociclette e dei club, e non tutti erano contenti di questa cosa. AMA era orgogliosa della propria patch, dei propri eventi e dei propri trofei e la maggior parte delle gare AMA erano ben pagate ed erano quindi meta interessante per molti piloti e Racing Club. Meno interessanti e decisamente noiose, invece, erano per tanti altri club i cui membri preferivano organizzarsi autonomamente.

La patch "Diamond 13" è stata fondata nel sud della California nei primi anni '30 come patch anti-AMA. È stata usata dai primi club "Outlaw" per mostrare la loro separazione dai club AMA e la loro insoddisfazione per la gestione e le regole della stessa associazione. Così questo movimento, denominato "The Outlaws", ha creato la propria esistenza al fuori dalle rigide regole dell'AMA.

Specifichiamo che durante gli anni '30 e '40 il termine "Outlaw" si riferiva al motociclista o al club motociclistico che non faceva parte di AMA, e non significava che fossero criminali o coinvolti in attività illecite.

Il "13" sulla patch rappresentava i 13 migliori motorcycle clubs "Outlaw" del sud della California. I 13 top club delle corse fuorilegge venivano infatti annuamente premiati con questa patch, la "Diamond 13 Award", e con un trofeo (alternativo a quello dell'AMA, v. foto), entrando così a far parte del "Diamond Club", che era l'elite della scena delle corse della Southern California Outlaw Federation (S.C.O.F.), l'organizzazione nata per gestire le corse in moto al di fuori dell'AMA.

All'inizio degli anni '50, quando nacque il movimento Onepercenter, il 13 sulla patch cambiò in un 1%. La forma della patch a rombo (diamond) venne utilizzata poichè rappresentava già il movimento anti-AMA (alcuni MC infatti indossavano la patch 1% di forma quadrata prima di passare al rombo).

Il "13" venne dunque ampiamente utilizzato nella metà degli anni '60 come simbolo "Outlaw". Molti membri MC, in quegli anni, effettuarono la transizione dal "13" al "1%".

HAMC Onepercenter Patch Colors

A metà degli anni '70, il rombo 1% divenne uno standard sui Colori MC, tanto che è un simbolo usato ancora oggi.

Orbene, i primi MC Onepercenters vollero differenziarsi ulteriormente dal restante 99% dei clubs, e decisero di tagliare la propria back patch in tre pezzi, indossandola così con il nome del club, il logo, e la località di provenienza in modo separato.

I tre pezzi assunsero pertanto nomi specifici: il "Top Rocker" era la pezza superiore, curva, che riportava il nome del club; il "Bottom Rocker" era la pezza curva inferiore, che riportava la località di provenienza (la città o lo stato) e l' "MC Badge" riportava la dicitura "MC". Al centro era cucita la grande pezza con il logo del club MC, i "Colori".

In questo modo gli Onepercenters, primi MC outlaw, iniziarono la loro vita di club autonomi, fuori dalla macchina organizzativa che li aveva in un certo modo emarginati.

E già che c'erano, incominciarono a tagliare le loro moto eliminando pezzi ritenuti "superflui" per ridurle all'essenziale, creando così i famosi "Chopper" e "Bobber" (dai verbi inglesi "to chop" e "to bob": tagliare, tranciare) che entrarono di diritto nel mito Biker.

Le patches in tre pezzi dei club MC (3 piece patch) divennero in breve più famose di quelle dei club dell'AMA, tanto che al giorno d'oggi tutti gli MC ne adottano le forme e ne vietano l'utilizzo ad altri gruppi o singoli che non siano appartenenti ad un MC, in maniera intransigente.

Ma torniamo alla nostra bella Italia.

 

I Motorcycle Clubs in Italia

Come tutto quello che succede in America, con qualche anno di ritardo il fenomeno Bikers arriva anche da noi. Ma ovviamente tutto si complica!

Chiaramente se fossimo in America si potrebbe fare un gruppo, organizzare delle manifestazioni, farsi conoscere e stamparsi o cucirsi sul giubbotto tanto di simbolo e nome, ovviamente cercando di non scegliere soggetti e colori che ricordano club esistenti e logicamente non usare le "tre pezze" citate sopra.

Bikers' run

Anche in Italia dovrebbe essere così, ma al momento in cui vai a chiedere al gruppo vecchio di zona se il nome e il colore da te pensato non sia simile a quello di altri club esistenti, come risposta cominciano i lunghi discorsi su cosa si può o cosa non si può... poi ti dicono che sarebbe meglio conoscersi, e che sarebbe meglio se ci si frequentasse un po'... (cosa che è capitata anche a noi in tempi ormai lontani...) e tutto questo per via delle famose "regole non scritte" che dovrebbero "regolare" il movimento Bikers in Italia.

Ma chi è che regola il movimento Bikers in Italia? Facciamo ancora un po' di storia...

EasyRiders June 1971Già all'inizio degli anni '70 numerosi motociclisti "all'americana" erano soliti incontrarsi a piccoli party fra amici che seguivano la stessa filosofia di vita e credo motociclistico anche in Italia. Alcuni di essi già facevano parte di qualche neonato sodalizio lungo tutto lo Stivale. Gli incontri più importanti si svolgevano però all'estero, in particolare in Germania, Svizzera e nord Europa dove c'era maggiore organizzazione e competenza.

All'epoca l'unico organo di informazione del settore era la rivista Easyriders (nata in USA nel 1971) che poche edicole distribuivano e solo nelle città.

Harley ce n'erano poche, come pure Triumph e B.S.A. e quelle che c'erano erano assolutamente inaffidabili se non in mano ad esperti meccanici. Vecchi Blouson Noires (in stile The Wild One) rientrati da Marsiglia si aggregavano a Hippies, Rockabilly, Rokers. In comune c'era la passione per la moto e per uno stile di vita diverso, fuori dagli schemi: veri ribelli motorizzati insomma, malvisti da una parte della società di allora.

Nascono i primi Back Colors anche nel nostro Paese (ma la parola Back Colors non significava ancora niente); erano soprattutto dei gruppi di amici con uno stemma sui gilet che la gente spesso guardava con sospetto e pregiudizio per il diverso modo di vivere, anticonformista e platealmente "diverso".

Viaggiavano poco in moto (nel senso dei viaggi a lunga percorrenza), venivano spesso additati e indotti alla rissa dagli indigeni nei bar e nei luoghi in cui si fermavano e dove non si erano "conquistati" il rispetto. Il rispetto poteva venire dalla conoscenza diretta e dal confronto, oppure, se attaccati, come spesso accadeva, in modi più spicci e meno ortodossi. Il film Easy Rider (1969) rende molto bene l'idea.

Motorcycle Club Italy 1969, group ride

Anche in Europa e in Italia esistevano realtà simili e parallele a quelle USA, ma meno violente. La mancanza di una realtà sociale di "frontiera" tipica del nuovo Mondo e le caratteristiche culturali consolidate del vecchio Continente hanno circoscritto il fenomeno ad un fatto di tendenza verso modelli che, per semplificazione, venivano equiparati ai "non violenti figli dei fiori" fino ai gruppi organizzati per bande come gli Hooligans che, a partire dagli anni '60, rappresentavano in Inghilterra molte subculture giovanili quali Skinhead, Herbert, Mood o Rude Boy, poi diffusisi sul continente nella parte nord occidentale.

Passano gli anni e nel 1981 in Germania nasce Biker News Magazine a cura di un appassionato e membro del più noto e importante MC tedesco di allora (assieme ai Gremium MC), i Bones MC di Mannheim, un certo Fips. Con essa esplodono una miriade di gruppi motociclistici e di manifestazioni sempre più grandi, basti pensare a quella svoltasi a Loreley (la Woodstock europea in moto) che superò all'epoca le 40.000 presenze con concerti del calibro di Tina Turner. La "Bibbia Biker" europea Bikers News con la propria autorevolezza agevola la scrittura e pubblicazione di diversi libri che raccontano la storia e l'evoluzione dei club tedeschi: la collana si chiama "Rockers in Deutschland".

Rocker in Deutschland

Si realizzano i primi tre libri della saga "Rocker in Deutschland" che narrano la storia e le vicissitudini di una importante fetta dei Bikers Tedeschi degli anni '70 ed '80. Il Nord Europa definisce Rocker gli appartenenti ai Club più duri ed estremi. Come è evidente per viaggiare si usavano soprattutto propulsori giapponesi, in tutta Europa.

In quegli anni e per molti a seguire, la Germania insegna, le numerosissime basi americane sparse su quel territorio tengono banco all'evoluzione del settore; i pochi appassionati italiani partecipano quanto più assiduamente possibile ai loro principali eventi... sembrano attività irrealizzabili in Italia.

Rocker in Deutschland

"Qualcuno" si annota e conserva gli indirizzi di tutti, anche sui pacchetti delle sigarette e si mantengono corrispondenze con i migliori Club (e non solo) di tutta Europa, si copiano le cose positive e si evitano quelle negative e stupidamente violente. Il Bikers News diventa il punto di riferimento non solo nel Paese di appartenenza ma per tutti i Bikers europei.

Nel frattempo, tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80, la comunità motociclistica italiana soffriva di un crescente malcontento nei confronti della FMI, il che portava alla nascita di gruppi indipendenti e associazioni di vario genere e senza una vera e propria regolamentazione (motoclubs, freegroups, motor groups, etc.).

Nascono i primi gruppi organizzati, le Giacche Blu (poi Giacche Blu d'Italia, GBI), che all’epoca si distinguevano per portare un gilet di jeans senza maniche, da cui derivava il loro nome. Erano paragonabili ai MotorradFreunde tedeschi, ed inizialmente erano più organizzati degli MC.

Arrivano anche gli MC (gli Hurricanes MC risulterebbero i primi, nel 1979, a Novara).

Raduno Giacche Blu dItalia La Notte delle Lunghe Forcelle 1985

Iniziano i primi raduni di settore (come la Notte delle Lunghe Forcelle o la Biker Fest) che a metà degli anni Ottanta aggregano a malapena qualche centinaio di persone; il passaparola delle date delle manifestazioni si fa ai raduni stessi scambiandosi sgualciti volantini in "ciclostile" (le fotocopie spesso costavano troppo!).

Raduno Giacche Blu dItalia La Notte delle Lunghe Forcelle 1985Raduno Giacche Blu dItalia La Notte delle Lunghe Forcelle, 1985
Raduno Giacche Blu d'Italia - La Notte delle Lunghe Forcelle, 1985

 

Entrando in contatto tra loro e sentendo la necessità di coordinare un po' la cosa, che nel frattempo aveva preso una piega "tutta italiana", cresce in "qualcuno" la consapevolezza che "qualcosa s'ha da fare". Una voce da dentro si fa sempre più insistente. Si valuta chi potrebbe avere capacità, volontà, interesse (intellettuale, non certo economico) a far crescere l'Italia dei Bikers, in tutte le sue sfumature.

Demon Eyes MC Italy, 1982I Club Biker italiani che si contrappongono per filosofia a quelli FMI (mangerecci e copparoli...) tendono a pensare in piccolo, solo per se stessi, nessuno ha veramente una visione di crescita globale, spesso non c'è sufficiente conoscenza e quello che non si conosce, si teme.

Ed ecco che attorno all''85/'86 una serie di Club che indossavano i 3 pezzi da MC decisero di creare una sorta di albo dei Club MC presenti in Italia (soprattutto al Nord) e da loro riconosciuti.

Questo albo e queste prime riunioni riguardavano solo ed esclusivamente gli MC. L'organizzazione infatti prese il nome di MC Italy (o MCI).

Tra frizzi e lazzi, e tarantelle di ogni genere... si arriva agli anni '90, periodo in cui scoppia la custom mania e la proliferazione dei Club (...e di Colori).

Per dare un limite a questo numero in crescita esponenziale, vennero finalmente varate le famose "regole" che dovevano essere seguite per fare un Club al di fuori dell'FMI. A seguito di una riunione nazionale dei rappresentanti degli MC presenti sul territorio il 20 maggio 1995 venne emesso un comunicato a tutti i motociclisti d'Italia nel quale si affermava che nessuno poteva più utilizzare Back-Colors se non preventivamente autorizzato dall'MC Italy.

Lo riportiamo integralmente.

 

comunicato MC Italy - 1995"Comunicato a tutti i motociclisti: A seguito della riunione nazionale tenutasi in Roma, il 20 maggio 1995, i gruppi MC Italiani: Blue Devils MC - Bergamo, Brixia Fidelis MC - Brescia, Black Devils MC - Imola, Black Witness MC - Vicenza, Born To Be Wild MC - North Italy, Brotherhood MC - Torino, Demon Eyes MC - Italy, Golden Drakes MC - Italy, Hurricanes MC - Italy, Indian Bikers MC - Salerno, Kanisters MC - Cuneo, North Wolves MC - Italy, Old Pistons MC - treviso, MC Milano, Randa MC - Varese, Road Riders MC - North Italy, Rockers MC - Piacenza, S.P.Q.R. MC - Roma, Steel Roses MC - Vercelli, Unknown Bikers MC - Verona, comunicano, a tutti coloro che intendono formare gruppi bikers di appartenenza - tramite scritte e colori - in tutto il territorio italiano, si avvisa che non sarà più possibile il disordinato proliferare degli stessi, di conseguenza diffidano dal portare colori - pezze - toppe (back colors) sulla schiena, sia in forma unica che separata. Invitano per chiarimenti e regolamentazioni ad entrare in contatto con gli MC sopra elencati. Specifichiamo che sono autorizzati esclusivamente a mantenere il proprio stemma (back colors) i gruppi già esistenti - ex. Giacche Blu - e i gruppi già in accordo con gli MC stessi. Gli MC italiani."

 

In sintesi l'MC Italy si autoproclamò custode e guardiano di tutto, decidendo chi poteva e chi no.

Ecco che allora se si voleva costituire qualcosa, le strade al di fuori della scelta della FMI rimanevano tendenzialmente due: o si partiva come "gavetta" e si seguiva un percorso (prosperato) stabilito dagli MC di zona per diventare un patch group o da un MC riconosciuto dall'MC Itay... o si mettevano su le proprie patches e/o colori e si portavano avanti le proprie idee sapendo che ci sarebbe stato chi avrebbe ostacolato la scelta, con le buone o con le cattive.

In una terra difficile come la nostra, le conseguenze erano a dir poco prevedibili. Già nei primi anni del 2000 anche l'MC Italy non ha più voce in capitolo, rappresentando ormai solo una piccola parte degli MC presenti in Italia. La realtà MC, si sa bene, è una realtà internazionale e parecchio complessa, e non può essere assoggettata a fatidici "regolamenti" nazionali, figuriamoci a quelli italiani. La situazione è ancora oggi in continua evoluzione.

Rimangono comunque quelle famose "regole non scritte" di cui si parlava sopra... rispettate, custodite e tramandate da tutti gli MC del mondo, Italia compresa.

 

Certo può sembrare assurdo pensare che qualcuno si possa opporre a una tua libera scelta sull'appartenenza, sullo stile di vita o sull'abbigliamento, ma come abbiamo detto all'inizio questo è uno "strano mondo" dove sei libero di scegliere di starci oppure no.